Stress e lavoro: 7 italiani su 10 dicono di soffrirne, ma solo l’11% chiederebbe aiuto

Il 70% degli italiani soffre di stress, ma solo l’11% dei lavoratori chiederebbe aiuto. I dati AXA, Censis e PASSI sul benessere aziendale.

In occasione della Giornata mondiale della salute mentale, che si celebra ogni anno il 10 ottobre per sensibilizzare l’opinione pubblica sul benessere psicologico, il mondo del lavoro si trova ad affrontare una sfida strutturale. Per molti adulti, la pressione quotidiana legata all’attività professionale è diventata una condizione ordinaria, con un impatto profondo sull’equilibrio personale e sulle dinamiche organizzative. I dati più recenti delineano un quadro complesso: se da un lato la sensibilità verso questi temi cresce, dall’altro persiste un forte ostacolo culturale nell’attivare percorsi formali di supporto professionale.

Lo stress è la normalità per molti adulti

La percezione dello stress come componente costante della vita quotidiana riguarda una vasta quota della popolazione adulta. Secondo la quinta edizione del AXA Mind Health Report 2025, condotto da IPSOS su un campione di 17.000 adulti tra i 18 e i 75 anni in 16 Paesi (tra cui l’Italia), il 54% dei lavoratori italiani riporta livelli di stress di medio alta intensità (a livello globale la percentuale è pari al 53%).

Allo stesso tempo, la rilevazione AXA evidenzia un segnale di miglioramento nel confronto globale: la percentuale di italiani che dichiara disturbi legati alla salute mentale è pari al 27%, contro la media globale del 32%. Si tratta di una lieve flessione favorevole rispetto alle rilevazioni precedenti, che mostra come il livello di disagio percepito in Italia presenti margini di contenimento rispetto ad altre realtà internazionali. Ciononostante, il 28% della popolazione riferisce forme gravi di ansia, depressione o stress, evidenziando criticità strutturali soprattutto nel mondo del lavoro.

Ben il 76% dei lavoratori italiani dichiara infatti che lo stress occupazionale ha ripercussioni sulla vita quotidiana (tra insonnia, irritabilità e sbalzi d’umore) e oltre la metà (54% vs 41% Global) ne riporta un’intensità medio-alta, con il picco più elevato tra i giovani dai 25 ai 34 anni. L’impatto sulla continuità lavorativa è concreto: nel 2024 il 18% degli italiani si è assentato per malattia a causa della Mind Health (in crescita dal 13% del 2023), una tendenza guidata prevalentemente dalle fasce più giovani.

A fronte di questa pressione, si nota una forte spinta proattiva: il 72% dei lavoratori (e l’84% degli under 35) intende attivarsi in prima persona per gestire lo stress, puntando su attività fisica, riposo e un’organizzazione del tempo più efficace. Rimane tuttavia un forte divario con il contesto aziendale: solo il 35% ritiene che la propria organizzazione adotti policies adeguate di supporto, mentre il 41% richiede espressamente un impegno più concreto a tutela del benessere mentale.

Perché non chiediamo aiuto

La resistenza nel rivolgersi a professionisti trova riscontro anche nei dati della sorveglianza di popolazione. Secondo i dati della sorveglianza PASSI 2023-2024 dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), condotta su adulti tra i 18 e i 69 anni, il 35% delle persone che riferiscono sintomi depressivi non si rivolge a nessuno per chiedere aiuto.

Tra chi invece cerca un sostegno, la grande maggioranza si orienta verso la rete di medici e operatori sanitari del territorio. I dati PASSI descrivono la presenza di sintomi legati all’umore depresso o all’anedonia senza costituire una diagnosi clinica formale, ma evidenziano come la rinuncia all’ascolto medico o psicologico rimanga un fenomeno esteso tra gli adulti.

Cosa ci fa stare bene?

Comprendere quali fattori contribuiscano a proteggere il benessere mentale è essenziale per definire strategie d’intervento efficaci sia a livello individuale sia aziendale. Nella sintesi della ricerca Salute mentale e salute del cervello nella concezione della salute degli italiani (gennaio 2026), realizzata dal Censis in collaborazione con Lundbeck Italia su un campione rappresentativo di 1.000 adulti, gli intervistati individuano tra i principali elementi protettivi:

  • Stili di vita sani: indicati dal 64,5% del campione come fattore primario di prevenzione.
  • Relazioni familiari e sociali positive: considerate fondamentali dal 52,2% degli italiani.
  • Equilibrio tra lavoro e vita privata: citato dal 39,3% dei rispondenti come elemento determinante per la tenuta psicofisica.

Il ruolo delle aziende

In questo contesto, la giornata del 10 ottobre rappresenta per le organizzazioni un’occasione preziosa per riaprire il dialogo interno sul benessere nei luoghi di lavoro. Il luogo di lavoro non è solo l’ambito in cui si manifestano le pressioni professionali, ma costituisce anche un contesto privilegiato per l’attivazione di tutele preventive e programmi di sostegno. Secondo la quinta edizione del Mind Health Report 2025 di AXA, il 41% dei lavoratori italiani vorrebbe che la propria azienda mettesse a disposizione politiche dedicate a supporto del benessere mentale e del wellbeing.

Tuttavia, ad oggi solo il 35% dei lavoratori ritiene che la propria azienda abbia effettivamente implementato azioni concrete in questa direzione. Per rispondere a questa domanda di tutela, le strutture organizzative possono adottare diverse misure operative:

  1. Sportelli di ascolto e consulenza: predisposizione di spazi d’ascolto riservati per consentire il contatto diretto con professionisti della salute mentale.
  2. Convenzioni e servizi dedicati: facilitazione dell’accesso a percorsi psicoterapeutici attraverso accordi di welfare e convenzioni mirate. Per approfondire le modalità con cui integrare queste soluzioni nelle politiche del personale, è possibile consultare le risorse relative ai servizi di supporto psicologico per i dipendenti offerti dalle piattaforme specializzate.
  3. Formazione dei manager: percorsi formativi rivolti ai manager per identificare tempestivamente i fattori di rischio psicosociale e favorire una comunicazione aperta all’interno dei team.
  4. Flessibilità organizzativa: adozione di modelli orari o modalità di lavoro trasparenti volte a preservare il bilanciamento tra impegni professionali e vita privata.

Segnali da non ignorare

Affrontare il tema del benessere lavorativo richiede anche la capacità di individuare i segnali con cui il corpo e la mente manifestano una situazione di affaticamento prolungato. Sintomi come alterazioni del sonno, irritabilità persistente, calo diffuso di energia, difficoltà di concentrazione o tendenza all’isolamento non devono essere trascurati, poiché indicano la necessità di ritrovare uno spazio di recupero e, se necessario, di consultare un professionista.

In ambito occupazionale, l’esposizione prolungata a fattori di stress non gestiti può condurre alla condizione nota come burnout. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) inquadra il burnout all’interno dell’International Classification of Diseases (ICD-11) specificamente come un fenomeno occupazionale derivante da stress cronico sul posto di lavoro non correttamente gestito, precisando che non si tratta di una condizione medica o di una patologia psichiatrica, bensì di un fattore legato al contesto lavorativo. Riconoscere questa distinzione consente di affrontare il problema agendo sia sulla dimensione individuale sia sulla riorganizzazione dei carichi di lavoro.

Dare voce a chi lavora

La Giornata mondiale della salute mentale del 2026 richiama l’attenzione sul tema guida indicato dalla World Federation for Mental Health, Lived Experiences Heard: Real Voices, Real Change.

Ascoltare le persone che popolano le organizzazioni significa riconoscere il valore delle loro storie quotidiane, valutare l’impatto reale delle dinamiche organizzative sulla loro salute e costruire risposte condivise. Incoraggiare un dialogo aperto all’interno delle aziende rappresenta il primo passo per abbattere le reticenze nella richiesta di supporto, trasformando i luoghi di lavoro in ambienti inclusivi e attenti alla salute integrale della persona.

Se stai vivendo un momento di grave difficoltà o hai pensieri di sofferenza profonda, non restare solo. In caso di emergenza è possibile contattare il 112. Per parlare con qualcuno sono attivi gratuitamente il Telefono Amico al numero 02 2327 2327 e la Samaritans Onlus al numero 06 77208977.

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