Aprire una partita IVA in regime forfettario costa zero euro se sei un professionista e circa 150-250 euro se sei artigiano o commerciante. Il vero costo però non è l’apertura: sono i contributi INPS e l’imposta sostitutiva che paghi ogni anno. Un artigiano che fattura 15.000 euro ne tiene in tasca circa 9.700. Un consulente che ne fattura 30.000 ne tiene circa 21.000.
Il simulatore qui sotto parte dal fatturato che prevedi e ti dice quanto ti resta davvero, separando contributi, tasse e costi di gestione. È aggiornato ai coefficienti di redditività e alle aliquote INPS 2026.
Simulatore aggiornato ai coefficienti e alle aliquote INPS 2026. Inserisci il fatturato che prevedi e vedi quanto ti resta davvero.
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Stima indicativa basata sui coefficienti di redditività dell'Allegato 4 della Legge 190/2014 e sulle aliquote INPS 2026 (circolare INPS 9 febbraio 2026, n. 14 e circolare Gestione Separata 2026). Il calcolo dei contributi usa il criterio di cassa semplificato: i contributi dedotti sono quelli dello stesso anno. Nella realtà si deducono i contributi effettivamente versati nell'anno, quindi il primo anno il risultato può differire. Non sostituisce il calcolo di un commercialista.
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Sul costo del servizio contabile, che è la terza voce del calcolo qui sopra, abbiamo verificato listino e costi extra di uno dei servizi più usati nella pagina sui prezzi e costi Fiscozen.
Quanto costa aprire una partita IVA nel 2026
Aprire la partita IVA in sé è gratuito. La comunicazione all’Agenzia delle Entrate si fa con il modello AA9/12 e non prevede né bolli né diritti. Se apri come libero professionista, la pratica ti costa esattamente zero e la puoi fare da solo online.
La confusione nasce perché la maggior parte delle guide mescola tre cose diverse: il costo di apertura, i costi fissi annuali e il carico fiscale e contributivo. Sono tre voci con logiche completamente diverse, e solo la terza dipende da quanto fatturi.
Chi apre come artigiano o commerciante ha qualche adempimento in più: iscrizione al Registro delle Imprese, SCIA al Comune, iscrizione alla gestione INPS di competenza. Qui i costi ci sono, ma restano nell’ordine delle centinaia di euro, non delle migliaia.
I costi di apertura: cosa paghi una volta sola
I costi una tantum si pagano nel momento in cui apri e non tornano più. Sono la parte meno rilevante del conto totale, ma è quella che tutti cercano per prima.
Se apri come libero professionista
Non paghi nulla. Il modello AA9/12 si presenta telematicamente all’Agenzia delle Entrate ed è gratuito. Non serve iscriversi al Registro delle Imprese, non serve la SCIA, non c’è diritto camerale.
Le uniche spese eventuali sono la PEC, obbligatoria per le comunicazioni con la pubblica amministrazione, e la firma digitale se ti serve. Entrambe si trovano sotto i 30 euro l’anno, e diversi gestionali le includono nell’abbonamento.
Se apri come artigiano o commerciante
Qui i costi ci sono. Devi iscriverti al Registro delle Imprese tramite la Comunicazione Unica, presentare la SCIA al Comune se l’attività lo richiede, e iscriverti alla gestione INPS artigiani o commercianti.
I costi fissi annui: cosa paghi anche a fatturato zero
Se invece stai valutando una società di capitali e non la partita IVA individuale, i conti cambiano parecchio: li abbiamo messi in fila nella guida su quanto costa aprire una SRL, con un calcolatore che confronta SRL e SRLS voce per voce.
Questa è la parte che manda in crisi chi apre partita IVA senza fare i conti. Alcune voci si pagano ogni anno indipendentemente da quanto incassi, e se il primo anno vai piano possono superare quello che hai guadagnato.
Il diritto camerale annuale per artigiani e commercianti è di circa 53 euro per l’impresa individuale. La PEC va rinnovata. Il gestionale o il commercialista hanno un canone. Ma la voce pesante è un’altra: i contributi INPS minimi.
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Il prezzo del servizio online non è un’ipotesi: questi sono i piani pubblicati da Fiscozen ad agosto 2026. Il piano per il regime forfettario parte da 499 euro l’anno, e include commercialista dedicato, app per la fatturazione, dichiarazione dei redditi e F24.

Se preferisci l’addebito mensile la cifra cambia: 49,9 euro al mese, che su dodici mesi fanno 598,80 euro. Pagare annualmente ti fa risparmiare circa 100 euro.

Contributi INPS 2026: la voce che pesa davvero
I contributi INPS sono quasi sempre la spesa più grande di una partita IVA forfettaria, spesso più grande delle tasse. Quanto paghi dipende però da una scelta che non fai tu: la gestione previdenziale in cui rientra la tua attività.
Gestione Separata: paghi solo se guadagni
Sì, con la Gestione Separata non esiste alcun contributo minimo. Se sei un professionista senza cassa, versi il 26,07% del reddito imponibile e basta. Se in un anno fatturi poco, paghi poco. Se fatturi zero, non paghi nulla.
È la ragione per cui aprire partita IVA come professionista è molto meno rischioso che aprirla come artigiano. Non stai sottoscrivendo un impegno fisso: stai solo attivando una posizione fiscale.
Artigiani e commercianti: il minimo si paga comunque
Qui il meccanismo cambia del tutto. Esiste un reddito minimale, fissato per il 2026 a 18.808 euro, sul quale i contributi sono dovuti anche se il tuo reddito reale è più basso. Anche se è zero.
In pratica: un artigiano che nel primo anno fattura 5.000 euro paga comunque 4.521,36 euro di contributi. Non è un errore di calcolo, è come funziona la gestione IVS. Sopra il minimale si aggiunge la percentuale sulla parte eccedente.
Se sei artigiano o commerciante in forfettario puoi chiedere la riduzione contributiva del 35%. Va richiesta all’INPS entro il 28 febbraio e abbassa il minimo da 4.521 a circa 2.939 euro. In cambio maturi meno mesi di contribuzione ai fini pensionistici, quindi non è una scelta gratis: è uno scambio.
Come si calcolano le tasse in regime forfettario
Nel forfettario non deduci le spese reali. Lo Stato decide per te quale percentuale del tuo fatturato è reddito, applicando un coefficiente fisso legato al codice ATECO. Tutto il resto è considerato costo forfettariamente.
Il coefficiente di redditività
Il coefficiente è la percentuale del fatturato che diventa reddito imponibile. Un consulente ha il 78%: su 30.000 euro fatturati, 23.400 sono reddito. Un e-commerce ha il 40%: su 30.000 euro, solo 12.000 sono reddito.
L’imposta sostitutiva al 5% o al 15%
L’imposta sostitutiva sostituisce IRPEF, addizionali e IRAP in un colpo solo. L’aliquota ordinaria è il 15%, ma scende al 5% per i primi cinque anni se apri una nuova attività e non hai svolto la stessa attività nei tre anni precedenti.
Il passaggio che quasi nessuno spiega bene: i contributi INPS versati si deducono dal reddito imponibile prima di applicare l’imposta. Non paghi tasse sui contributi. È il motivo per cui il carico fiscale reale è quasi sempre più basso di quello che ti aspetti.
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Tre esempi concreti di quanto ti resta in tasca
Ho fatto girare il simulatore su tre profili tipici, ipotizzando 499 euro di costi di gestione annui, il prezzo del piano forfettario Fiscozen. I numeri sono calcolati con le aliquote INPS 2026 e includono la deduzione dei contributi.
Guarda l’ultima colonna. L’artigiano tiene il 65% di quello che fattura, l’e-commerce l’85%. Eppure l’e-commerce fattura più del triplo. La differenza non la fa l’aliquota: la fanno il coefficiente di redditività e il peso relativo del minimo INPS sui piccoli fatturati.
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Come ridurre i costi della partita IVA
Ci sono tre leve reali, e una di queste vale più delle altre due messe insieme.
La prima è il codice ATECO. Se la tua attività può ragionevolmente rientrare in un codice con coefficiente più basso, l’impatto è enorme: passare dal 78% al 67% su 40.000 euro di fatturato significa 4.400 euro di reddito imponibile in meno. Attenzione però: il codice deve corrispondere a quello che fai davvero, non è una scelta libera.
La seconda è l’aliquota al 5%. Se stai avviando una attività nuova, verifica di avere i requisiti prima di aprire. Cinque anni al 5% invece che al 15% sono soldi importanti, e il requisito sulla non prosecuzione di attività precedenti va valutato prima, non dopo.
La terza è il costo di gestione. Tra un commercialista tradizionale a 700 euro l’anno e un servizio online da 499, la differenza c’è ma non è abissale: valuta cosa include ciascuno. Non è sempre la scelta giusta: se hai una situazione complessa, il commercialista vale il prezzo. Se hai una partita IVA forfettaria lineare, il servizio online fa lo stesso lavoro.
La mia esperienza con i numeri della partita IVA

La cosa che mi ha sorpreso di più costruendo questo simulatore riguarda il punto di pareggio degli artigiani. Ho cercato la soglia sotto la quale aprire partita IVA come artigiano diventa antieconomico e ho trovato un numero preciso: 8.500 euro di fatturato annuo. Con coefficiente 67%, aliquota al 5% e riduzione contributiva non richiesta, sotto quella cifra il costo totale tra INPS, imposta e gestione supera il 60% dell’incassato.
A 5.000 euro di fatturato il prelievo supera il 100%: tra contributi minimi, imposta e gestione spendi più di quanto incassi, quindi chiudi l’anno in perdita. A 15.000 scende al 35%. La curva è ripidissima proprio nella fascia dove si trova chi sta iniziando, ed è tutta colpa del minimo INPS che non si muove mentre il fatturato cresce.
Se chiedi la riduzione del 35% la soglia si abbassa a circa 5.800 euro. È un dato che non ho trovato in nessuno degli articoli in prima pagina su Google, perché nessuno di loro ha un calcolatore che lo faccia emergere. Eppure è esattamente l’informazione che serve a chi sta decidendo se aprire.
Il secondo dato controintuitivo: la riduzione del 35% non conviene sempre. Se prevedi di restare in regime forfettario per molti anni e sei giovane, i mesi di contribuzione persi pesano sulla pensione più di quanto risparmi oggi. Se invece la partita IVA è temporanea o affianca un lavoro dipendente che già ti versa contributi, la riduzione ha molto più senso.
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Domande frequenti su quanto costa aprire partita IVA
Quanto costa aprire partita IVA da zero?
Da zero euro se sei un libero professionista, perché il modello AA9/12 è gratuito. Tra 150 e 250 euro se apri come artigiano o commerciante, considerando iscrizione al Registro delle Imprese, eventuale SCIA e firma digitale.
Quanto si paga di partita IVA se non si fattura nulla?
Dipende dalla gestione previdenziale. Con la Gestione Separata non paghi nulla: nessun contributo minimo, nessuna imposta. Come artigiano paghi comunque 4.521,36 euro di contributi INPS nel 2026, come commerciante 4.611,64 euro, più il diritto camerale.
Conviene aprire partita IVA per pochi soldi?
Come professionista sì, perché non hai costi fissi obbligatori e paghi solo in proporzione a quello che incassi. Come artigiano o commerciante il conto smette di tornare sotto gli 8.500 euro di fatturato annuo: lì il prelievo tra contributi, imposta e gestione supera il 60% dell’incassato, per via del minimo contributivo dovuto a prescindere.
Qual è il limite di fatturato del regime forfettario 2026?
Il limite è 85.000 euro di ricavi o compensi incassati nell’anno. Se superi gli 85.000 esci dal forfettario dall’anno successivo. Se superi i 100.000 la decadenza è immediata, già dall’anno in corso.
I contributi INPS si possono dedurre nel forfettario?
Sì, e sono l’unica deduzione ammessa. I contributi previdenziali obbligatori versati si sottraggono dal reddito imponibile calcolato con il coefficiente, prima di applicare l’imposta sostitutiva. Nel forfettario nessun’altra spesa è deducibile.
Quanto costa il commercialista per una partita IVA forfettaria?
Un commercialista tradizionale costa tra 400 e 900 euro l’anno per un forfettario. I servizi fiscali online costano meno: il piano forfettario di Fiscozen parte da 499 euro l’anno (49,9 euro al mese) e include commercialista dedicato, app per fatturazione, dichiarazione dei redditi e F24. Per una posizione lineare la differenza di servizio è minima.
Quando si pagano le tasse della partita IVA forfettaria?
Il saldo dell’imposta sostitutiva si versa entro il 30 giugno insieme al primo acconto, il secondo acconto entro il 30 novembre. I contributi INPS di artigiani e commercianti si pagano invece in quattro rate trimestrali, a maggio, agosto, novembre e febbraio dell’anno successivo.
Altri calcolatori che ti servono
Se stai facendo i conti sulla tua attività, questi strumenti completano il quadro: il calcolo dell’IVA per quando uscirai dal forfettario, il calcolo del ravvedimento operoso se hai saltato una scadenza, e il calcolatore di interesse composto per capire cosa fare dei soldi che metti da parte. Trovi tutto nella sezione calcolatori finanziari.
Sul fronte gestionale, abbiamo recensito nel dettaglio Fiscozen con opinioni e costi reali, e raccolto il codice sconto Fatture in Cloud se cerchi solo il software di fatturazione.
Disclaimer. Le stime di questo simulatore hanno finalità informative e non sostituiscono la consulenza di un commercialista. I calcoli si basano sui coefficienti di redditività dell’Allegato 4 della Legge 190/2014 e sulle aliquote INPS 2026 pubblicate con la circolare INPS del 9 febbraio 2026 n. 14 e con la circolare sulla Gestione Separata 2026. La deduzione dei contributi segue un criterio semplificato che ipotizza contributi versati nello stesso anno: nella realtà si deducono i contributi effettivamente pagati nell’anno, quindi il primo anno di attività il risultato può differire. Questo articolo contiene link di affiliazione: se attivi un servizio tramite questi link ProMarketer riceve una commissione, senza alcun costo aggiuntivo per te.

Alessandro Sabbatini è un imprenditore digitale dal 2013 e il fondatore di ProMarketer.it. Vive di business online da oltre 13 anni — SEO, affiliate marketing e investimenti testati in prima persona, lavorando da più di 30 paesi — e su ProMarketer condivide quello che fa, come lo fa e i risultati che ottiene: guide gratuite di web marketing, strategie per generare reddito online e informazioni a scopo educativo sugli investimenti. Leggi la sua storia completa →
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