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Migliori Broker con Regime Amministrato in Italia (2026): Chi Fa da Sostituto d’Imposta

I broker con regime amministrato in Italia nel 2026 sono sei: Trade Republic, Directa, Fineco e BG SAXO lo applicano in automatico, mentre IG e ActivTrades lo attivano su richiesta. Tutti gli altri nomi famosi, da DEGIRO a eToro passando per Scalable Capital e XTB, ti lasciano in regime dichiarativo: le tasse sulle plusvalenze le calcoli tu, o le paghi al commercialista. Se vuoi investire senza pensare a F24, quadro RT e dichiarazione dei redditi, la scelta va fatta dentro questa lista corta. Noi usiamo Trade Republic come conto principale proprio per questo motivo: è sostituto d’imposta dal 30 gennaio 2025, costa 1 € a ordine e oggi è l’unico che applica il regime amministrato anche alle criptovalute. In questa guida confrontiamo i sei broker uno per uno, ti mostriamo chi resta fuori e ti aiutiamo a capire quale conviene per il tuo profilo.

BROKER REGIME AMMINISTRATO A CONFRONTO
Broker Regime amministrato Commissioni azioni/ETF Punto di forza
Trade Republic Automatico (dal 30/1/2025) 1 € a ordine, PAC a 0 € Unico anche su cripto + 3% sulla liquidità
Directa Automatico (solo amministrato) Da circa 1,50 € SIM italiana dal 1995, PAC ETF gratuiti
Fineco Automatico (o dichiarativo a scelta) Da 2,95 € Banca italiana completa, 26 borse
BG SAXO Automatico (anche su derivati) Da 2 € Oltre 50.000 strumenti su 25 borse
IG Su richiesta Azioni 0,10%, CFD a spread Storico specialista CFD
ActivTrades Su richiesta (dal 2012) CFD a spread Succursale a Milano, assistenza in italiano

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Cos’è il regime amministrato e perché ti semplifica la vita

Il regime amministrato è il regime fiscale in cui il broker agisce da sostituto d’imposta: calcola, trattiene e versa per te all’Agenzia delle Entrate il 26% sulle plusvalenze e sui dividendi (12,5% sui titoli di Stato) e gestisce l’imposta di bollo dello 0,2% sul deposito titoli. Tu incassi importi già netti e le operazioni di investimento non entrano nella tua dichiarazione dei redditi. In pratica compri, vendi e non compili nulla.

regime amministrato vs dichiarativo differenze

Con il regime dichiarativo succede l’opposto: il broker ti consegna al massimo un report fiscale e tocca a te (o al tuo commercialista) compilare il quadro RT, versare le imposte con F24 e ricordarti le scadenze. Un commercialista per una dichiarazione con conto trading estero costa in media tra 150 e 400 € l’anno: è un costo nascosto che va sommato alle commissioni, e che da solo ribalta molti confronti “a chi costa meno”.

Amministrato o dichiarativo: le differenze in sintesi

La differenza sta in chi fa i conti col fisco. Nell’amministrato l’intermediario tassa ogni singola operazione al momento del realizzo e compensa in automatico le minusvalenze pregresse maturate sullo stesso conto. Nel dichiarativo paghi tutto l’anno successivo in dichiarazione: hai un piccolo vantaggio finanziario (tieni i soldi investiti qualche mese in più) ma tutta la burocrazia resta sulle tue spalle, con sanzioni in caso di errore.

A chi conviene il regime amministrato

Il regime amministrato conviene a chi investe con PAC, ETF, azioni e obbligazioni e non vuole gestire adempimenti fiscali: la stragrande maggioranza degli investitori privati italiani. Conviene meno ai trader molto attivi con grosse minusvalenze distribuite su più intermediari, che col dichiarativo possono compensare tutto in un unico quadro. Se ti riconosci nel primo profilo, i sei broker qui sotto sono le uniche opzioni serie sul mercato italiano.

Trade Republic: il miglior broker con regime amministrato nel 2026

Trade Republic è per noi il miglior broker con regime amministrato del 2026 per il rapporto tra costi e servizio: 1 € di costo esterno per ordine, piani di accumulo su azioni ed ETF a zero commissioni, interessi del 3% annuo sulla liquidità per i nuovi clienti (fino a 50.000 €, poi si applica il tasso BCE sui depositi) e sostituto d’imposta pieno dal 30 gennaio 2025. La banca tedesca, vigilata da BaFin e Bundesbank, ha superato i 10 milioni di clienti in 18 paesi.

Il punto che lo rende unico: il regime amministrato copre anche le criptovalute, cosa che nessun altro broker o exchange in Italia offre oggi. Comprare Bitcoin dentro Trade Republic significa non doversi preoccupare della tassazione crypto in dichiarazione. Sul fronte fiscale gestisce plusvalenze, dividendi, cedole e imposta di bollo; per i dettagli abbiamo una guida dedicata a come funziona il sostituto d’imposta su Trade Republic e una su il regime amministrato di Trade Republic nel dettaglio.

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I limiti ci sono e li diciamo: un’unica borsa di esecuzione (LS Exchange, con garanzia Best Price rispetto a Xetra), niente versione desktop completa e assistenza solo da app. Se ti servono 26 borse o il telefono fisso della filiale, guarda Fineco. Per costruire un patrimonio con PAC e comprare azioni senza pensieri fiscali, il conto tedesco con IBAN italiano resta imbattibile sul prezzo. Trovi il giudizio completo nella nostra recensione di Trade Republic.

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Directa: la SIM italiana che opera solo in amministrato

Directa è la SIM torinese attiva dal 1995 che lavora esclusivamente in regime amministrato: non devi nemmeno scegliere, ogni conto nasce con il sostituto d’imposta attivo. È la scelta più amata dalla community italiana degli investitori fai-da-te insieme a Fineco, con circa 120.000 clienti e una reputazione costruita in trent’anni di borsa italiana.

I costi partono da circa 1,50 € a ordine con i piani a commissioni variabili e i PAC su una selezione di ETF sono gratuiti. La piattaforma (dLite per chi inizia, Darwin per i trader) è meno immediata dell’app di Trade Republic e il deposito richiede qualche passaggio in più, ma la solidità è fuori discussione: Directa è quotata in borsa ed è vigilata da Consob e Banca d’Italia. Se vuoi restare al 100% su un intermediario italiano con supporto telefonico, è la scelta naturale. Il confronto diretto con Trade Republic lo trovi più avanti tra le domande frequenti.

Fineco: la banca-broker con regime amministrato di default

Fineco applica il regime amministrato di default su ogni conto titoli, con possibilità di optare per il dichiarativo. È la soluzione più completa della lista: banca italiana quotata sul FTSE MIB, 1,8 milioni di clienti, accesso a 26 borse mondiali e oltre 10.000 strumenti, con la piattaforma PowerDesk per chi fa trading sul serio.

Le commissioni partono da 2,95 € a ordine sulle azioni italiane (condizioni dedicate agli under 30) e restano più alte dei neobroker sulla maggior parte delle operazioni. Paghi la completezza: conto corrente, mutui, consulenza e broker in un’unica app. Per un investitore che vuole tutto in un posto solo, con il fisco gestito, Fineco resta il riferimento italiano. Per chi vuole solo investire spendendo il minimo, i primi due nomi della lista costano parecchio meno.

BG SAXO: regime amministrato anche su futures e opzioni

BG SAXO è la partnership tra Banca Generali e Saxo Bank e ha una specialità che nessun altro offre: il regime amministrato anche sui derivati, futures e opzioni compresi. Chi fa trading su questi strumenti di solito è condannato al dichiarativo; con BG SAXO no, ed è il motivo per cui compare in tutte le classifiche di settore.

Il catalogo è enorme, oltre 50.000 strumenti su 25 borse, con commissioni da 2 € sulla Borsa Italiana. Le piattaforme SaxoTraderGO e SaxoTraderPRO sono di livello professionale, il che significa anche che per un principiante sono sovradimensionate. La consigliamo a chi opera su mercati e strumenti che i neobroker non coprono e non vuole rinunciare al sostituto d’imposta.

IG e ActivTrades: il regime amministrato su richiesta per chi fa CFD

IG e ActivTrades chiudono la lista con una formula diversa: il regime amministrato non è attivo di default ma va richiesto esplicitamente con un modulo dopo l’apertura del conto. Entrambi sono specialisti dei CFD, quindi parliamo di trading speculativo, non di investimento di lungo periodo.

IG: lo storico dei CFD

IG è il broker inglese con oltre 50 anni di storia e circa 17.000 CFD a listino. Attivando l’opzione, plusvalenze e minusvalenze sui CFD vengono gestite dal broker come sostituto d’imposta. Le azioni reali si pagano lo 0,10% e il grosso della remunerazione passa dagli spread. Della sua affidabilità abbiamo scritto nell’analisi su IG Markets e la sicurezza del gruppo IG.

ActivTrades: sostituto d’imposta dal 2012

ActivTrades opera come sostituto d’imposta per i clienti italiani addirittura dal 2012, con succursale a Milano e assistenza in italiano. Circa 1.000 CFD, spread competitivi e la richiesta di amministrato si fa con l’Allegato 4. Ricorda che sui CFD la maggioranza dei conti retail perde denaro: sono strumenti complessi, da usare solo se sai esattamente cosa stai facendo.

Quali broker NON hanno il regime amministrato

La lista di chi NON fa da sostituto d’imposta in Italia è lunga e include nomi popolarissimi: DEGIRO, eToro, Scalable Capital, XTB, Trading 212, Interactive Brokers, Plus500, Revolut, oltre agli exchange crypto come Coinbase, Binance e Kraken. Con tutti questi operi in regime dichiarativo: ricevi un report annuale (quando va bene, in formato utilizzabile) e il quadro RT te lo compili tu.

Attenzione a un dettaglio che vediamo sottovalutare spesso: molti di questi broker sono ottimi per costi e piattaforma, ma il risparmio di 1 € a ordine evapora alla prima parcella del commercialista. Su Scalable, per esempio, l’arrivo del regime amministrato in Italia è atteso da anni e non c’è ancora: ne parliamo in Scalable Capital e regime amministrato, a che punto siamo. Se arrivi da uno di questi broker e vuoi passare a un sostituto d’imposta senza vendere tutto, la strada giusta è il trasferimento titoli verso Trade Republic, che è gratuito.

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Vantaggi e svantaggi del regime amministrato

Il vantaggio del regime amministrato è la pace fiscale: zero dichiarazione per gli investimenti, zero F24, zero rischio di sanzioni per errori di compilazione, minusvalenze compensate in automatico dentro lo stesso conto. Per la quasi totalità degli investitori in ETF e azioni questo vale più di qualsiasi differenza di commissione.

Gli svantaggi esistono e vanno detti. Primo: la tassazione è immediata, a ogni vendita in gain il 26% parte subito, mentre col dichiarativo pagheresti l’anno dopo. Secondo: le minusvalenze si compensano solo all’interno dello stesso intermediario, quindi se hai minus su un broker e plus su un altro non si parlano (si può fare, ma serve la certificazione delle minus e un passaggio manuale). Terzo: gli ETF hanno un trattamento particolare, perché le loro plusvalenze sono redditi di capitale e non compensano le minusvalenze nemmeno in amministrato. Nessuno di questi tre punti, per un investitore di lungo periodo, pesa quanto una dichiarazione sbagliata.

Come scegliere il broker giusto: il nostro metodo

Per scegliere il tuo broker sostituto d’imposta parti da tre domande. Cosa compri: se fai PAC su ETF e azioni, Trade Republic e Directa coprono tutto al costo minimo; se ti servono derivati in amministrato c’è solo BG SAXO; se fai CFD, IG e ActivTrades. Quanto operi: sotto i 10 ordini al mese la differenza tra 1 € e 2,95 € è irrilevante, sopra diventa un costo vero. Cosa vuoi dall’intermediario: solo investimenti (neobroker) o anche banca, conto e consulenza (Fineco).

Il nostro consiglio pratico resta lo stesso che applichiamo ai nostri soldi: conto principale su Trade Republic per PAC, azioni, obbligazioni e liquidità remunerata al 3%, con il fisco che non ti accorgi nemmeno che esista. E se un domani ti serve una borsa che non c’è, apri un secondo conto amministrato senza chiudere il primo.

La nostra esperienza diretta con i broker in regime amministrato

Usiamo Trade Republic in regime amministrato dal giorno in cui è diventato sostituto d’imposta e un dettaglio che pochi raccontano lo abbiamo verificato sul nostro conto: alla vendita di un titolo in plusvalenza, l’imposta del 26% viene trattenuta contestualmente e compare subito nel documento di esecuzione, senza attese di fine anno. Abbiamo anche scoperto un vincolo che non trovi nelle pubblicità: senza IBAN italiano attivo sul conto (quello che parte con IT), Trade Republic non riconosce gli interessi sulla liquidità non investita. Se hai ancora il vecchio IBAN tedesco, la conversione va richiesta prima di parcheggiare somme sul conto. Verifica fatta il 1 agosto 2026 sulle condizioni ufficiali: 3% annuo lordo per i nuovi clienti fino a 50.000 €, pagato mensilmente, oltre quella soglia si applica il tasso BCE sui depositi.

Domande frequenti sui broker con regime amministrato

Quali broker hanno il regime amministrato in Italia?

I broker con regime amministrato in Italia nel 2026 sono Trade Republic, Directa, Fineco e BG SAXO in automatico, più IG e ActivTrades su richiesta. Tutti gli altri principali broker esteri operano solo in regime dichiarativo.

Trade Republic è sostituto d’imposta?

Sì, Trade Republic è sostituto d’imposta in Italia dal 30 gennaio 2025: calcola e versa automaticamente le imposte su plusvalenze, dividendi e cedole e gestisce l’imposta di bollo. È anche l’unico intermediario che applica il regime amministrato alle criptovalute.

Qual è la differenza tra regime amministrato e dichiarativo?

Nel regime amministrato il broker trattiene e versa le imposte per te e non devi dichiarare nulla; nel dichiarativo ricevi solo un report e devi compilare il quadro RT della dichiarazione dei redditi, versando le imposte con F24 l’anno successivo.

Directa è meglio di Trade Republic?

Directa è preferibile se vuoi un intermediario 100% italiano con supporto telefonico e piattaforme da trader; Trade Republic costa meno (1 € a ordine, PAC gratis), paga il 3% sulla liquidità ai nuovi clienti e copre anche le cripto in amministrato. Per un investitore in PAC ed ETF il tedesco è più conveniente: il confronto completo è in Trade Republic vs Directa.

DEGIRO ed eToro sono sostituti d’imposta?

No, né DEGIRO né eToro operano come sostituti d’imposta in Italia: con entrambi sei in regime dichiarativo e devi gestire le plusvalenze nella dichiarazione dei redditi, da solo o con un commercialista.

Le minusvalenze si compensano nel regime amministrato?

Sì, all’interno dello stesso conto: il broker compensa automaticamente le minusvalenze pregresse con le plusvalenze successive su azioni e obbligazioni per quattro anni. Le plusvalenze da ETF invece sono redditi di capitale e non sono compensabili con le minus, in nessun regime.

Il regime amministrato costa qualcosa?

No, il servizio di sostituto d’imposta è incluso: non ci sono canoni aggiuntivi per il regime amministrato sui sei broker della nostra lista. Il risparmio rispetto al dichiarativo è concreto se consideri che una dichiarazione con conto estero costa in media 150-400 € di commercialista l’anno.

Posso passare dal dichiarativo all’amministrato senza vendere i titoli?

Sì, con il trasferimento titoli: sposti il portafoglio dal vecchio broker a uno con regime amministrato senza vendere, quindi senza realizzare plusvalenze tassabili. Trade Republic e gli altri broker della lista accettano trasferimenti in ingresso gratuiti.

Disclaimer: questo articolo ha finalità puramente informative e non costituisce consulenza finanziaria o fiscale. Investire comporta rischi, incluso quello di perdere il capitale investito; le condizioni fiscali e le offerte dei broker possono cambiare, verifica sempre i dati sui siti ufficiali e valuta la tua situazione con un professionista. Il contenuto potrebbe contenere link affiliati, dai quali potremmo ottenere una commissione.

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