Con il regime forfettario il calcolo delle tasse della partita IVA si fa in tre passaggi: il fatturato si moltiplica per il coefficiente di redditività del tuo codice ATECO, sul risultato si calcolano i contributi INPS, e sull’imponibile ridotto dei contributi si applica l’imposta sostitutiva al 15% (o al 5% per i primi cinque anni di nuova attività). Il calcolatore qui sotto fa tutto in un colpo solo, con le aliquote 2026 verificate sulle circolari INPS.
Calcolatore tasse regime forfettario
La stima usa le aliquote 2026: Gestione Separata al 26,07% (24% con altra copertura), artigiani 25% e commercianti 25,48% con minimale di 18.555 €, massimale Gestione Separata 122.295 €, riduzione facoltativa del 35% per artigiani e commercianti in forfettario. I contributi versati sono dedotti dall’imponibile fiscale, come da normativa. È una stima orientativa: acconti, cassa professionale specifica e situazioni particolari possono cambiare il risultato.
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Come funziona il calcolo delle tasse nel forfettario
Il regime forfettario non guarda i tuoi costi reali: applica al fatturato un coefficiente di redditività che dipende dal codice ATECO. Un professionista con coefficiente 78% che fattura 30.000 € ha un reddito imponibile lordo di 23.400 €; il restante 22% è considerato forfettariamente “costi”, anche se non li hai sostenuti.

Su quell’imponibile paghi prima i contributi previdenziali: il 26,07% in Gestione Separata per la maggior parte dei freelance, oppure i contributi di artigiani e commercianti che hanno un minimo dovuto anche a fatturato basso. Poi, sull’imponibile al netto dei contributi versati, si applica l’imposta sostitutiva: 15%, che scende al 5% per i primi cinque anni se rispetti i requisiti di nuova attività. Niente IRPEF, niente addizionali, niente IVA.
I coefficienti di redditività per codice ATECO

Un esempio concreto
Freelance in Gestione Separata, coefficiente 78%, fatturato 30.000 €, aliquota 5%: imponibile lordo 23.400 €, contributi 6.100 € circa, imposta sostitutiva circa 865 € su 17.300 € di imponibile netto. Totale da versare intorno ai 6.965 €, netto stimato sopra i 23.000 €. Lo stesso fatturato con aliquota 15% porta l’imposta a circa 2.595 €: è il motivo per cui i primi cinque anni fanno una differenza enorme.

Attenzione però al rovescio: questi numeri sono la fotografia di UN anno. Gli acconti di giugno e novembre sommano l’anno corrente a quello successivo, ed è lì che molti forfettari al secondo anno vanno in difficoltà di cassa. Se vuoi il quadro completo dei costi, compreso il servizio contabile, lo trovi nel nostro simulatore dei costi per aprire partita IVA.
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Quando si paga: saldo e acconti
Il calcolatore ti dice quanto devi allo Stato in un anno. La domanda che arriva subito dopo è quando, ed è quella che manda in difficoltà chi apre partita IVA, perché il primo anno si paga poco e il secondo si paga il doppio.
Il motivo è il meccanismo di saldo e acconto. Ogni anno versi il saldo di quello appena chiuso più un anticipo su quello in corso, calcolato sull’imposta dell’anno precedente. Nel primo anno di attività l’acconto non c’è, perché non esiste un anno prima su cui calcolarlo: paghi solo il saldo. Nel secondo, invece, saldo e acconto arrivano insieme.
| Anno | Cosa versi | Effetto pratico |
|---|---|---|
| Primo anno di attività | Solo il saldo dell’anno appena chiuso | Esborso contenuto, ed è qui che nasce l’illusione |
| Secondo anno | Saldo dell’anno chiuso + acconto sull’anno in corso | L’importo può quasi raddoppiare a parità di fatturato |
| Dal terzo in poi | Saldo + acconto, a regime | Si stabilizza, salvo variazioni forti di fatturato |
Le scadenze ordinarie sono il 30 giugno per saldo e primo acconto e il 30 novembre per il secondo acconto, con la possibilità di rinviare il versamento di giugno pagando una piccola maggiorazione. Sono date che negli ultimi anni hanno visto proroghe frequenti, quindi vanno sempre ricontrollate per l’anno in corso.
La conseguenza operativa è una sola: accantona ogni mese. Il numero che ti restituisce il calcolatore diviso dodici è la cifra che dovresti mettere da parte appena incassi, non a fine anno.
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Cosa cambia dopo il quinto anno
L’aliquota al 5% non è la regola del forfettario: è un’agevolazione per le nuove attività che dura cinque anni, dopodiché si passa al 15%. Non è graduale, cambia da un anno all’altro.
Sull’esempio da 30.000 euro di fatturato di un professionista con coefficiente 78%, il passaggio significa circa 865 euro di imposta l’ultimo anno agevolato contro circa 2.595 euro il primo anno pieno. Stesso fatturato, stesse spese, oltre 1.700 euro in più. I contributi INPS non cambiano, quelli erano già a regime.
Puoi verificarlo tu stesso col calcolatore qui sopra: stesso fatturato, prima con l’aliquota al 5% e poi al 15%. È un esercizio che vale la pena fare con un anno di anticipo, non a scadenza avvenuta.
Cosa succede se superi gli 85.000 euro
Il regime forfettario ha un tetto di ricavi. Superarlo non è un errore da evitare a ogni costo, è semplicemente un passaggio che va gestito, e le conseguenze cambiano parecchio a seconda di quanto lo superi.
- Fino a 100.000 euro: resti in forfettario per l’anno in corso ed esci dal successivo, passando al regime ordinario.
- Oltre 100.000 euro: l’uscita è immediata, nello stesso anno, con obbligo di IVA a partire dall’operazione che fa superare la soglia.
In regime ordinario cambia tutto il modo di calcolare: niente coefficiente forfettario, si deducono i costi reali e si applicano gli scaglioni IRPEF, oltre a IVA e adempimenti aggiuntivi. Da quel momento questo calcolatore non è più adatto al tuo caso.
Se sei in crescita e vedi la soglia avvicinarsi, è il tipico momento in cui parlarne con un commercialista conviene davvero: la differenza fra gestire il passaggio in anticipo e accorgersene a dicembre si misura in soldi.
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Il limite di ogni calcolatore, questo compreso
Un tool ti dà la stima, non la strategia. Non sa se rientri davvero nei requisiti del 5%, se la tua cassa professionale ha aliquote diverse dalla Gestione Separata, come impostare gli acconti per non trovarti scoperto, o se ti conviene la riduzione contributiva del 35% che va richiesta all’INPS con domanda esplicita. Sono esattamente le domande a cui risponde un commercialista, ed è il motivo per cui strumenti come Fiscozen calcolano le tasse in tempo reale mentre fatturi: il numero che vedi è già il tuo, non quello di un esempio. Il listino e cosa è incluso li abbiamo verificati nella pagina sui prezzi e costi Fiscozen, e la prima consulenza è gratuita: prenotala dalla guida alla consulenza gratuita Fiscozen.
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Domande frequenti sul calcolo delle tasse in forfettario
Come si calcolano le tasse della partita IVA forfettaria?
Fatturato per coefficiente di redditività uguale imponibile lordo; su questo si calcolano i contributi INPS; imposta sostitutiva del 15% o 5% sull’imponibile al netto dei contributi versati. Il totale da accantonare è contributi più imposta.
Quanto pago di tasse con 30.000 euro di fatturato in forfettario?
Un professionista in Gestione Separata con coefficiente 78% versa circa 6.100 euro di contributi e, con aliquota 5%, circa 865 euro di imposta: intorno ai 7.000 euro totali. Con il 15% l’imposta sale a circa 2.600 euro. Usa il calcolatore per il tuo caso specifico.
Il 5% vale per tutti i forfettari?
No, solo per i primi cinque anni e a condizione che l’attività sia davvero nuova: non deve essere la prosecuzione di un lavoro precedente e non devi aver esercitato attività negli ultimi tre anni. In caso contrario si applica il 15% dal primo anno.
I contributi INPS si scaricano dalle tasse?
Sì, i contributi previdenziali versati nell’anno sono deducibili dall’imponibile su cui si calcola l’imposta sostitutiva. È l’unica deduzione rilevante del regime forfettario, ed è già considerata nel calcolatore.
Che differenza c’è tra Gestione Separata e artigiani/commercianti?
La Gestione Separata calcola i contributi solo in percentuale sul reddito effettivo. Artigiani e commercianti hanno un minimale: circa 18.555 euro di reddito su cui i contributi sono dovuti comunque, anche fatturando poco. In compenso possono chiedere la riduzione del 35% se in forfettario.
Perché il secondo anno pago molto più del primo?
Perché entra in gioco l’acconto. Il primo anno versi solo il saldo, dato che non esiste un’annualità precedente su cui calcolare l’anticipo. Dal secondo anno paghi il saldo dell’anno chiuso più l’acconto su quello in corso, quindi a parità di fatturato l’esborso può quasi raddoppiare.
Cosa succede se supero gli 85.000 euro di ricavi?
Fino a 100.000 euro resti in forfettario per l’anno in corso ed esci da quello successivo. Oltre i 100.000 l’uscita è immediata, con obbligo di IVA già dall’operazione che supera la soglia. In entrambi i casi si passa al regime ordinario, dove i costi si deducono per davvero e si applicano gli scaglioni IRPEF.
Il calcolatore vale anche per il 2026?
Sì, usa le aliquote 2026 pubblicate dall’INPS: 26,07% per la Gestione Separata, 25% artigiani, 25,48% commercianti. Le aliquote vengono aggiornate ogni anno con le circolari di gennaio-febbraio: verifica sempre i valori correnti prima dei versamenti.
Disclaimer: questo calcolatore fornisce stime orientative a scopo informativo e non sostituisce il calcolo puntuale di un professionista. Il contenuto può includere link affiliati, dai quali ProMarketer.it può ricevere una commissione senza costi aggiuntivi per te. Aliquote e minimali 2026 verificati sulle comunicazioni INPS di febbraio 2026; acconti, casse professionali specifiche e casi particolari possono modificare gli importi. Prima di ogni versamento verifica i tuoi numeri con un commercialista.

Alessandro Sabbatini è un imprenditore digitale dal 2013 e il fondatore di ProMarketer.it. Vive di business online da oltre 13 anni — SEO, affiliate marketing e investimenti testati in prima persona, lavorando da più di 30 paesi — e su ProMarketer condivide quello che fa, come lo fa e i risultati che ottiene: guide gratuite di web marketing, strategie per generare reddito online e informazioni a scopo educativo sugli investimenti. Leggi la sua storia completa →
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