Su OKX le tasse le calcoli e le paghi tu. OKX Europe non fa da sostituto d’imposta in Italia, quindi chi ha un conto sull’exchange si trova in regime dichiarativo e deve portare tutto nel modello Redditi PF, quadro RT per le plusvalenze e quadro RW per il monitoraggio. Sulle plusvalenze realizzate dal 1° gennaio 2026 l’aliquota è salita al 33%, con una sola eccezione al 26% per i token di moneta elettronica denominati in euro. La franchigia da 2.000 euro non esiste più e si paga dal primo euro di guadagno.
C’è poi una novità che riguarda proprio il tuo conto e che in molti hanno scoperto ricevendo una notifica nell’app. Dal 1° gennaio 2026, per la direttiva DAC8, OKX raccoglie la residenza fiscale e il codice fiscale di ogni utente del SEE. Se non li fornisci entro il termine che ti viene indicato, il conto può essere temporaneamente limitato.
OKX applica il regime dichiarativo, non quello amministrato
Su OKX sei in regime dichiarativo. Significa che l’exchange non trattiene niente per conto del fisco italiano e non ti consegna un conteggio già chiuso, quindi la responsabilità del calcolo, della compilazione e del versamento resta tua o del tuo commercialista.
Il motivo è tecnico e vale la pena capirlo, perché genera parecchia confusione. OKX opera in Italia tramite OKX Europe, l’entità autorizzata a Malta ai sensi del regolamento MiCA che lavora nel resto dello Spazio Economico Europeo in regime di passaporto. Essere autorizzati sotto MiCA però non significa essere sostituti d’imposta italiani, perché quel ruolo richiede una presenza stabile in Italia e un’adesione specifica al meccanismo previsto dalla normativa sul risparmio amministrato. Sono due cose diverse, e OKX ha la prima ma non la seconda.
La conseguenza pratica la vedi a fine anno. Ogni vendita, ogni conversione tra criptovalute e ogni utilizzo di crypto per pagare va ricostruito operazione per operazione, con il valore in euro al momento del realizzo. Se hai fatto dieci scambi te la cavi in un pomeriggio. Se ne hai fatti trecento, ti serve un software o un professionista.
OKX tasse sulle plusvalenze, quanto si paga nel 2026
L’aliquota sulle plusvalenze da cripto-attività è il 33% per i redditi realizzati dal 1° gennaio 2026. Fino al 31 dicembre 2025 era il 26%, e quel 26% è ancora quello che applichi nella dichiarazione che presenti quest’anno, perché riguarda i redditi del 2025.
L’unica eccezione riguarda i token di moneta elettronica denominati in euro, gli EMT ai sensi del MiCA, e su quelli l’aliquota resta al 26% anche dopo il 2026. È una distinzione che pesa se sul conto tieni stablecoin in euro e non solo bitcoin o ether.
Attenzione al momento in cui scatta la tassazione, perché è il punto su cui sbaglia più gente. Si applica il principio di cassa, cioè paghi quando realizzi. Non serve prelevare in euro sul conto corrente, perché anche convertire bitcoin in un’altra criptovaluta è un realizzo, e se da quello scambio esce una plusvalenza quella plusvalenza è imponibile. Tenere tutto dentro l’exchange non rimanda niente.

OKX offre il regime amministrato? No, e sappiamo chi lo offre
OKX non offre il regime amministrato in Italia. Chi cerca questa informazione di solito ha già capito la differenza e vuole solo sapere se può togliersi il pensiero della dichiarazione. Su OKX la risposta è no.
Nel regime amministrato l’intermediario calcola la plusvalenza operazione per operazione, trattiene l’imposta e la versa al fisco per tuo conto. Tu non compili niente e non anticipi niente. La possibilità esiste anche per le cripto-attività, aperta dalla legge di bilancio 2023 e chiarita nei suoi contorni operativi da un interpello dell’Agenzia delle Entrate del 2025, ma richiede che l’intermediario sia abilitato e decida di offrire il servizio.
In Italia il primo operatore ad averlo integrato è Cryptosmart, exchange italiano partecipato da una banca del territorio, con il servizio attivo dal 15 aprile 2026. È l’eccezione che conferma la regola, perché gli exchange internazionali, OKX compresa, restano tutti sul dichiarativo.
Questo non rende OKX una scelta sbagliata, rende solo esplicito un costo nascosto. Se fai poche operazioni all’anno la differenza è trascurabile. Se fai trading attivo, il tempo o la parcella che spendi per ricostruire lo storico va messa nel conto insieme alle commissioni, che sul livello base sono lo 0,20% maker e lo 0,35% taker.
Quali quadri compilare se hai un conto OKX
I quadri da compilare sono due, e servono a cose diverse. Il quadro RT dichiara le plusvalenze e determina l’imposta sostitutiva. Il quadro RW assolve al monitoraggio fiscale, cioè comunica che detieni cripto-attività, e serve anche a liquidare l’imposta patrimoniale del 2 per mille sul valore al 31 dicembre.
Nel quadro RW le cripto-attività hanno un codice bene dedicato, il 21, che copre sia quello che tieni sull’exchange sia quello che sta in un wallet personale o vincolato in staking. L’obbligo scatta dal primo euro e non esiste una soglia sotto la quale puoi evitare di compilarlo.
La scadenza per il modello Redditi PF 2026, quello relativo all’anno d’imposta 2025, è il 31 ottobre 2026. Vale la pena arrivarci con lo storico già pronto, perché ricostruire dodici mesi di operazioni negli ultimi giorni utili è il modo più efficace per sbagliare.
Il quadro RW va compilato anche se non hai venduto niente
Sì, anche se nel corso dell’anno non hai fatto una singola vendita. Il quadro RW non riguarda i guadagni, riguarda il possesso. Se al 31 dicembre avevi cripto-attività su OKX, quella posizione va dichiarata. Il quadro RT invece resta vuoto, perché senza realizzo non c’è plusvalenza.
Dal 2026 OKX ti chiede il codice fiscale, e se non lo dai limita il conto
Dal 1° gennaio 2026 OKX raccoglie la residenza fiscale e il codice identificativo fiscale di tutti gli utenti dello Spazio Economico Europeo. Lo impone la DAC8, la direttiva europea che recepisce lo standard OCSE sullo scambio automatico di informazioni per le cripto-attività, e OKX lo dichiara apertamente nella propria pagina di assistenza dedicata.
Per un residente italiano il codice richiesto è il codice fiscale, la stringa alfanumerica di sedici caratteri. La richiesta arriva durante l’onboarding oppure come aggiornamento dentro l’app, e la raccolta dei dati passa da un fornitore esterno che OKX incarica per conto proprio.
Il dettaglio che conviene non ignorare è la conseguenza del silenzio. OKX scrive che fornire queste informazioni è un requisito per usare i servizi crypto nel SEE e che, se non arrivano entro il tempo richiesto, il conto può essere temporaneamente limitato finché la posizione non viene sistemata. Non è una minaccia commerciale, è l’applicazione di un obbligo normativo, ma se ti trovi il conto bloccato in un momento di mercato mosso il problema è tuo.
Se vivi in un Paese che non rilascia un codice fiscale o non te ne è ancora stato assegnato uno, la piattaforma prevede l’opzione che segnala il codice come non disponibile, con l’indicazione del motivo.
Cosa comunica OKX all’Agenzia delle Entrate
Con la DAC8 le informazioni sul tuo conto arrivano al fisco senza che tu faccia niente. Le piattaforme raccolgono i dati identificativi e fiscali degli utenti e li trasmettono alle autorità fiscali competenti, che se li scambiano tra Stati membri.
La raccolta è partita con l’anno 2026, quindi i primi dati che riguardano un intero anno solare arrivano all’Agenzia delle Entrate nel corso del 2027. Da quel momento il confronto tra quello che dichiari e quello che risulta all’amministrazione diventa automatico, e le posizioni non dichiarate degli anni precedenti diventano molto più facili da individuare.
Abbiamo raccontato il funzionamento completo dello scambio automatico, con tempistiche e dati trasmessi, nella nostra guida alla DAC8 e al fisco crypto.
Come recuperare lo storico delle operazioni per calcolare le tasse OKX
Lo storico si scarica dalla sezione dedicata agli estratti conto del tuo account, scegliendo il periodo e il tipo di conto e generando un file esportabile. È il documento da cui parte qualsiasi calcolo, tuo o del tuo commercialista.
C’è un consiglio che nasce da errori altrui. Scarica l’export a fine anno e conservalo, non aspettare la primavera successiva. Le finestre temporali disponibili per l’estrazione non sono illimitate, e recuperare operazioni vecchie di più stagioni è un lavoro sgradevole. Se usi un software fiscale per le crypto, collegalo o caricagli il file appena chiuso l’anno.
Se stai ancora valutando la piattaforma prima di aprire un conto, trovi il quadro completo su costi, sicurezza e limiti nella nostra pagina OKX recensioni e opinioni, mentre le promozioni attive le seguiamo nella scheda dedicata al bonus OKX sul deposito.
Gli errori che costano di più
Gli errori ricorrenti su OKX sono sempre gli stessi quattro, e nessuno di questi nasce da malafede.
- Dichiarare solo i prelievi in euro. La conversione tra due criptovalute è un realizzo. Chi dichiara soltanto quando i soldi tornano sul conto corrente sta omettendo la maggior parte delle operazioni rilevanti.
- Saltare il quadro RW perché non si è venduto niente. Il monitoraggio riguarda il possesso, non il guadagno.
- Applicare l’aliquota sbagliata. Il 33% vale dal 2026 in avanti. Sui redditi del 2025 si resta al 26%, e sui token di moneta elettronica in euro il 26% continua a valere.
- Ignorare le minusvalenze. Le perdite realizzate possono essere portate in compensazione secondo le regole previste, ma solo se le hai dichiarate. Chi non le riporta si regala una tassazione più alta negli anni successivi.
Cosa abbiamo verificato
Il 21 agosto 2026 abbiamo riletto la pagina di assistenza di OKX Europe dedicata alla DAC8, che risulta pubblicata il 23 febbraio 2026 e aggiornata il 5 agosto 2026. Il passaggio che quasi nessuna guida italiana riporta è la conseguenza operativa, perché OKX scrive nero su bianco che il conto può essere limitato in via temporanea se i dati fiscali non arrivano nei tempi richiesti. Non lo abbiamo trovato citato in nessuno dei contenuti che oggi si posizionano su questa ricerca.
Nella stessa giornata abbiamo controllato la pagina delle commissioni di OKX Europe, dove il livello base risulta allo 0,2000% maker e allo 0,3500% taker. È un dato che serve al calcolo, perché le commissioni pagate concorrono a determinare il risultato dell’operazione e vanno tenute nello storico insieme ai prezzi.
Domande frequenti su OKX e le tasse
OKX comunica i miei dati all’Agenzia delle Entrate?
Sì. Con la DAC8, in vigore nello Spazio Economico Europeo dal 1° gennaio 2026, le piattaforme di cripto-attività raccolgono i dati fiscali degli utenti e li trasmettono alle autorità fiscali competenti, che li condividono tra Stati membri. I primi dati riferiti a un anno solare intero arrivano nel corso del 2027.
OKX fa da sostituto d’imposta in Italia?
No. OKX opera in Italia tramite OKX Europe, autorizzata sotto MiCA, ma non è sostituto d’imposta italiano. Chi ha un conto OKX è in regime dichiarativo e deve compilare da sé i quadri RT e RW del modello Redditi.
Quanto si paga di tasse sui guadagni fatti su OKX?
Sulle plusvalenze realizzate dal 1° gennaio 2026 si applica un’imposta sostitutiva del 33%. Fino al 31 dicembre 2025 l’aliquota era il 26%, che resta valida per la dichiarazione relativa a quell’anno. Sui token di moneta elettronica denominati in euro l’aliquota rimane il 26% anche dopo il 2026.
Devo dichiarare OKX anche se non ho venduto nulla?
Sì, nel quadro RW. Il monitoraggio fiscale riguarda il possesso di cripto-attività al 31 dicembre, non i guadagni. Il quadro RT invece si compila solo se hai realizzato plusvalenze.
Cosa succede se non do il codice fiscale a OKX?
OKX indica che fornire i dati fiscali è un requisito per usare i servizi crypto nel SEE e che, se non vengono trasmessi entro il tempo richiesto, il conto può essere temporaneamente limitato finché la posizione non risulta conforme.
Convertire una criptovaluta in un’altra su OKX genera tasse?
Sì. La conversione tra due cripto-attività è un realizzo ai fini fiscali, quindi se dallo scambio emerge una plusvalenza quella plusvalenza è imponibile, anche se non hai prelevato nulla in euro.
Esiste un exchange con regime amministrato in Italia?
Sì, ma non è OKX. Il primo operatore italiano ad aver integrato il regime fiscale amministrato per le cripto-attività è Cryptosmart, con il servizio attivo dal 15 aprile 2026. Gli exchange internazionali restano sul regime dichiarativo.
Entro quando va presentata la dichiarazione?
Il termine per il modello Redditi PF 2026, relativo all’anno d’imposta 2025, è il 31 ottobre 2026. Conviene arrivarci con l’export delle operazioni già scaricato e ordinato.
Le regole fiscali sulle cripto-attività sono cambiate tre volte in tre anni e possono cambiare ancora. Prima di compilare la dichiarazione verifica le aliquote e le scadenze aggiornate sul sito dell’Agenzia delle Entrate e le condizioni del tuo conto sulla pagina ufficiale OKX Europe dedicata alla DAC8.
Disclaimer: questo contenuto ha finalità informative e può contenere link affiliati. Non rappresenta consulenza fiscale, finanziaria, legale o di investimento, e non sostituisce il parere di un commercialista. Le criptovalute comportano rischi elevati, inclusa la perdita totale del capitale. Aliquote, quadri dichiarativi, scadenze e obblighi di comunicazione cambiano nel tempo, quindi prima di dichiarare o investire verifica sempre la normativa aggiornata e le condizioni ufficiali della piattaforma.

Alessandro Sabbatini è un imprenditore digitale dal 2013 e il fondatore di ProMarketer.it. Vive di business online da oltre 13 anni — SEO, affiliate marketing e investimenti testati in prima persona, lavorando da più di 30 paesi — e su ProMarketer condivide quello che fa, come lo fa e i risultati che ottiene: guide gratuite di web marketing, strategie per generare reddito online e informazioni a scopo educativo sugli investimenti. Leggi la sua storia completa →
🔍 Trasparenza: alcuni link in questa pagina sono affiliati. Se apri un conto o acquisti tramite questi link, ProMarketer.it può ricevere una commissione senza costi aggiuntivi per te. Le recensioni e le opinioni restano indipendenti.